Mi è capitato di avere amici in difficoltà, in ansia, spaventati. E' capitato anche a me di sentirmi così.
Ho voglia di raccontare un'esperienza a questo proposito perchè da ciò che si legge in giro, per quasi tutti è difficile esprimere un disagio.
L'attuale società ci vuole felici a tutti i costi e spesso noi non lo siamo, così come non abbiamo i fisici perfetti proposti dai modelli odierni e dalle mode. Siamo fragili, siamo bruttini e soffriamo di ansia da prestazione perfino nel fare una frittata.
Mi è cara a questo proposito l'affermazione di Umberto Galimberti "non siamo più capaci di dare un nome ai nostri disagi" , questo comporta il non saper spiegare ciò che si prova, pur avendo fiducia nel nostro interlocutore. Ci riduciamo a dire "sto male", o a non dire nulla e continuare a portarci dietro i nostri momenti difficili che a mano a mano diventano megafardelli.
Che fare ?
Le soluzioni sono molte : si può "evadere" e far finta che tutto sia normale, indossando una delle nostre 'maschere sociali' . Si può andare in depressione e assumere farmaci. Ci si può sentire smarriti e soli.
Le persone che ci vogliono davvero bene non sono tante, a volte meno delle dita di una mano, ma provare 'denudarsi' a condividere fino in fondo può diventare una forma di grande rispetto verso l'altro. Chi ci ama non è felice se sente i nostri disagi e si accorge delle nostre finzioni. Non lo saremmo neanche noi se nostro figlio, marito/moglie,amico/a, ci sorridessero tutto il giorno e voltato l'angolo scoppierebbe in lacrime.
L'amore è anche mostrare le nostre difficoltà.
Nessun commento:
Posta un commento